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Mix House XXV Aprile: dall’architettura alla comunità

Mix House XXV Aprile: dall’architettura alla comunità

Qualche giorno fa il progetto Mix House XXV Aprile è stato protagonista di un servizio televisivo realizzato da Ceramicanda in collaborazione con Panaria Group, che racconta le scelte architettoniche, costruttive e materiali alla base di uno dei più innovativi interventi di abitare sociale realizzati a Parma. Il servizio è visibile tra il minuto 11:07 e il minuto 15:46.

Il servizio arriva in un momento particolarmente significativo per il progetto: lunedì 22 giugno alle ore 11 sarà infatti inaugurato il Mosaico Abitativo Solidale (MAS-1) – Mix House, intervento realizzato nell’ambito del programma PINQuA – Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare, finanziato attraverso il PNRR.

La Mix House rappresenta un nuovo modello dell’abitare, fondato sulla convivenza intergenerazionale, sulla qualità degli spazi comuni e sulla costruzione di relazioni tra persone con esigenze e percorsi di vita differenti. Il complesso ospita 60 alloggi, destinati ad anziani, giovani famiglie e studenti, all’interno di un sistema abitativo che promuove inclusione, mutualità e partecipazione.

Il progetto, sviluppato da Policreo come capogruppo della progettazione insieme a Costel Progettazioni e Macro Design Studio, e realizzato da Allodi Società Benefit per Parma Infrastrutture è stato completato nel rispetto delle tempistiche previste, grazie a una stretta collaborazione tra progettazione, direzione lavori, impresa e amministrazione pubblica.

Ma l’inaugurazione non rappresenta un punto di arrivo. Per chi si occupa di abitare sociale, la consegna dell’edificio coincide con l’inizio di una nuova fase: quella dell’uso, delle relazioni e della costruzione quotidiana della comunità. Gli spazi comuni, i ballatoi, il verde, gli orti condivisi e i luoghi dedicati alle attività collettive sono stati progettati per accogliere non solo persone, ma anche opportunità di incontro e reciproco supporto.In questo senso, dopo il cantiere fisico si apre un secondo cantiere, forse il più importante: quello della vita che abiterà questi spazi.

Sarà il tempo a trasformare il progetto in esperienza, verificando sul campo la capacità dell’architettura di accompagnare nuove forme di convivenza, welfare di prossimità e costruzione di comunità.